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EnergiaVicina | 06/12/2019

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Si ritorna a parlare di super-authority per energia, trasporti e telecomunicazioni

Si ritorna a parlare di super-authority per energia, trasporti e telecomunicazioni
Andrea Ricci

Si ritorna a parlare di super-authority, un soggetto che dovrebbe accorpare su di sé le competenze in materia di energia, trasporti e telecomunicazioni attualmente detenute da tre soggetti diversi, AEEGSI, AGCOM e ART. La questione non è nuova, già nel 1994 fu presentato un disegno di legge che avanzava la proposta di una sola Authority, ma non se ne fece nulla.

A cosa dovrebbe servire questa riorganizzazione nelle intenzioni del Governo che la sta proponendo?

Intanto a razionalizzare e armonizzare un sistema che regola e controlla i principali Asset del nostro Paese e che, allo stato delle cose, lo fa in modo separato, spesso incoerente, certamente con costi esorbitanti e in alcuni casi – si pensi agli stipendi dei dirigenti di queste Authority – quanto meno discutibili.

Quando si parla di infrastrutture strategiche per l’Italia, come lo sono quelle citate, non si può pensare di regolarle senza avere come riferimento una linea d’azione condivisa e coerente.

L’autonomia e l’indipendenza delle Authority sono valori a cui non si deve certo rinunciare, ma – allo stesso modo – andrebbe evitato che ogni soggetto interpreti a modo proprio norme importanti come quelle sulla liberalizzazione, sulle posizioni dominanti, sui possibili conflitti d’interesse. Le norme di riferimento sono certamente diverse a seconda che si parli di Telecomunicazioni, Trasporti o Energia, ma ci deve comunque essere una filosofia comune che ispira l’azione di chi è chiamato a regolare e controllare chi sta utilizzando Asset pubblici di rilevanza strategica.

Un solo soggetto che accorpasse su di sé le funzioni di regolamentazione e di controllo potrebbe quantomeno garantire una maggior uniformità di approccio e comportamenti più coerenti. Poi c’è una questione di risparmio di risorse pubbliche che non può non essere considerato. Attualmente si spendono circa 400 milioni di euro per tenere in piedi tre distinte Authority e all’interno di queste spesso si verificano sperequazioni retributive inaccettabili causate – come ha denunciato il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone – dal fatto che ogni Authority decide in autonomia il proprio regime retributivo.

Infine si può anche ipotizzare che questo soggetto decisamente più grande e soprattutto forte della legittimazione ricevuta da chi l’ha fortemente voluto, potrebbe essere  molto più autorevole di quanto non lo siano quelli che operano attualmente. Non possiamo nasconderci che oggi, nei settori citati, in particolare in quello dell’Energia, ci sono dei veri e propri incumbent che fanno il bello e il cattivo tempo e condizionano in modo evidente ogni decisione.

Ben venga allora questa super-autority, potrebbe rappresentare uno stimolo anche per una politica che spesso affronta a compartimenti stagni, dentro il perimetro ristretto dei Ministeri di competenza, questioni decisive per la qualità e l’efficienza di servizi pubblici essenziali.

Ciò detto, ci sono alcuni punti non secondari che andrebbero meglio chiariti in particolare sulle funzioni che dovrebbe avere questa Super-autority. Per esempio, in materia di energia, dovrà continuare a fissare i prezzi di gas e luce per il mercato tutelato come fa ora l’AEEGSI, oppure dovrà limitarsi a controllarli, segnalando indici di mercato che possono essere presi come riferimento dai consumatori?

Su questo tema le opinioni sono diverse, certamente va detto che la situazione italiana, con una Authority che definisce i prezzi che milioni di famiglie, non ancora nel mercato libero, pagheranno per luce e gas, rappresenta un’anomalia nel panorama europeo.

In effetti è difficile spiegare come un cittadino adulto sia considerato capace di comprare la quota di un fondo di investimento, un’auto, i servizi telefonici, oppure aprire un conto corrente o fare un’assicurazione senza il supporto di nessuna Authority mentre, quando si tratta di Energia, questa capacità non gli venga riconosciuta. Di contro, però, ci sono le argomentazioni di chi, dati alla mano, dimostra che chi è rimasto nel recinto della Tutela, con i prezzi definiti dall’Autorità, generalmente è stato maggiormente protetto rispetto a chi si è affidato al mercato libero. Obiettivamente ci sono ragioni da entrambe le parti, per questo è auspicabile che, al di là della scelta che si farà, tutti condividano almeno un obiettivo, quello di dare al Paese una Authority indipendente e capace di esercitare una vigilanza vera (e severa) sui comportamenti commerciali e produttivi e sul rispetto delle regole che stanno alla base della libera concorrenza, da parte dei diversi operatori del settore.

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