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EnergiaVicina | 23/02/2020

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Autorità: “Tutela, si parte dal 2016 con le piccole imprese”

Autorità: “Tutela, si parte dal 2016 con le piccole imprese”
Francesco Cerrone

 

La relazione annuale: “Elettricità è vettore del futuro. Tariffa progressiva non spinge ma penalizza efficienza”.

Il messaggio più rilevante della relazione annuale dell’AEEG, letta dal presidente Bortoni, è che il futuro prossimo sarà appannaggio del vettore elettrico diffuso, mentre il gas naturale sarà sempre più “fonte” e meno vettore.

Infatti sul tavolo del Regolatore ora ci sono da affrontare, tra i vari dossier, il superamento della maggior tutela nel settore elettrico (anche se in parte relativo al gas), la riforma della tariffa.

Sulla tutela, il presidente Guido Bortoni ha spiegato che la riforma dovrà essere applicata partendo  dalle fasce di clienti tutelati maggiormente capacitati: dal 2016 i clienti non-domestici, ed in seguito il segmento dei domestici. Il tutto verrà affrontato con una evoluzione graduale delle protezioni, nel senso di un loro alleggerimento, in modo da non favorire processi affrettati che spostino ricchezza dai consumatori agli operatori di servizi. Quindi, a prescindere dalle possibili modifiche da apportare al Ddl (che oggi prevede un abbandono netto della tutela a partire dal 2018), l’AEEG proseguirà sulla propria strada di riforma del meccanismo, che di fatto sembra preferire la via di un passaggio progressivo.

Bortoni ha poi sottolineato che questa “tutela 2.0” sarà “liquida sotto diversi profili”, ovvero:

  • Nel prendere le forme simili ad una fornitura sul mercato libero, pur non entrando direttamente in competizione con esso;
  • Nel favorire l’esodo volontario dei clienti tutelati dall’attuale servizio, pur rispettando i consumatori meno pronti a scegliere il mercato libero;
  • Nel prevedere una pluralità di operatori che, in concorrenza tra loro per il mercato, potranno erogare la tutela 2.0, seppur a termine poiché destinata a riassorbirsi nel mercato libero;
  • Nell’agganciarsi a parametri di mercato e senza aggiornamenti trimestrali dell’Autorità, pur preservando una stretta vigilanza della stessa AEEG sui contratti 2.0.

Il presidente Bortoni ha poi aggiunto che, dopo il suo eventuale abbandono, sarà necessario garantire due aspetti: la permanenza di “tutele diverse da quelle di prezzo” e la disciplina del sevizio di ultima istanza. Salvo che “non si voglia adottare il modello francese, dove il cliente che non sceglie il fornitore entro sei mesi viene disconnesso”. Soluzione che però l’Autorità di certo non preferisce.

I dati della relazione confermano poi che nel 2014 di prezzi medi dell’elettricità per i domestici sul libero, sono stati mediamente superiori del 19% rispetto al tutelato. Bortoni ha però precisato che tale scarto riguarda la sola componente energia, che pesa per meno del 50% della bolletta, per cui la differenza effettiva è pari a circa la metà di quel 19%. Inoltre la comparazione è fatta tra prodotti diversi (quello “standard” della tutela vs le offerte variegate del libero).

Altro passaggio fondamentale della relazione è quello inerente la riforma della tariffa elettrica, per la quale il Regolatore ha appena pubblicato gli orientamenti finali. Riguardo alle critiche, giunte da più parti, sulla questione che l’abbandono della progressività possa scoraggiare l’efficienza energetica. Bortoni ha risposto che è esattamente il contrario in quanto l’attuale struttura “fa pagare di più l’energia elettrica alle famiglie numerose e a quelle che privilegiano il vettore elettrico efficiente e sostenibile”. Ciò in quanto il consumatore non basa le proprie scelte sullo scaglione di prezzo più costoso ma sul costo medio della bolletta.

Ha continuato poi sostenendo che “è discutibile affermare che l’aumento artificioso dei corrispettivi – inclusi gli oneri generali – a carico dalle famiglie con alti consumi svilupperebbe assetti di consumo ambientalmente sostenibili. Ad esempio, i sistemi efficienti dell’utenza diffusa devono trovare strumenti espliciti di sostegno trasparenti e commisurati ai loro costi incrementali e ai benefici che possono portare nella transizione verso il sistema energetico del futuro. La struttura tariffaria riformata non va utilizzata come incentivo implicito”.

 

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